A Ritrovar le Storie – Annamaria Gozzi, Monica Morini, Daniela Iride Murgia

La prima volta che mi sono imbattuto in questo libro è stata quest’anno durante la Fiera del Libro illustrato per Ragazzi di Bologna.

In quell’atmosfera così caotica, densa di rumori, dinamica, è stato come immergersi in un mondo di leggerezza: la pace dei sensi.

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La I di copertina del libro.

A Ritrovar le Storie è una mescolanza di sensazioni ed emozioni sottovoce: malinconia, serenità, nostalgia, dolcezza. È la storia di un mondo – che si concretizza nel paese di Tarot – in cui le parole hanno ormai perso ogni spessore, sono cadute in disuso, dimenticate, e con esse il loro significato, e le storie che ci raccontano quando vengono messe in fila una dietro l’altra.

Sarà compito del saltimbanco, silenzioso direttore d’orchestra di tutto il racconto accompagnato da un’oca, farle tornare alla memoria delle persone.

Una storia incredibilmente slow in un mondo – il nostro, che è sempre più fast.

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Alcuni pesci volanti di quando ancora le parole viaggiavano libere nel vento.

A Ritrovar le Storie ci costringe a frenare e a volgere, almeno per un momento, uno sguardo al passato: alle cose belle – gli amori, i compagni di giochi dell’infanzia, il divertimento – ma anche a quelle dolorose, come la guerra e la morte, che non mancano affatto nel libro. Non ci sono sbalzi d’umore: ogni emozione è trattata alla pari delle altre, con la stessa dignità, poiché è il loro insieme che va a costituire “la vita che si racconta”, citata nella piccola filastrocca all’interno del libro.

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Quando l’oca introduce la parola LIBRI i protagonisti cominciano a raccontare i loro ricordi legati ai libri – ricordi che escono dalle pagine stesse.

I protagonisti del racconto sono quattro: una bambina, un ragazzo, una donna, un vecchio. Quattro persone con quattro età differenti, ciascuna coi propri ricordi e un modo di vedere le cose naturalmente diverso dagli altri. In questo modo ciò che ci viene restituita è una visione più ampia di quello che le parole possono ricordare – del significato attribuitogli e del rapporto personale che ognuno di noi ha col linguaggio parlato.

Anche le figure di cui ho detto prima – il saltimbanco e l’oca – giocano un ruolo interessante: giocano è il verbo giusto, perché è questo che fanno nella storia. Giocano silenziosamente a pescare parole, rispecchiando la loro stessa natura: il saltimbanco è un giocoliere per vocazione, e l’oca è un chiaro riferimento al gioco dell’oca, nato come lo conosciamo noi nel 1580, dunque antichissimo, e presente in una variante alla fine del libro sotto il nome di Gioco del paese di Tarot, in cui i partecipanti sono chiamati a fare esattamente ciò che accade nel racconto: rimembrare.

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Il saltimbanco che ormai ha compiuto la sua missione ed è pronto ad andarsene, lungo un delicato filo legato ad un ombrello.

 

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